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Parole in viaggio

Il giorno in cui sono diventata Virginia Woolf

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Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

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Road book - letture di strada

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Leggere insieme: la comunità delle parole condivise scende in piazza e fa il giro di Roma.

 

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I quaderni del MDS

La mia Istanbul

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Viaggio di una donna occidentale attraverso la Porta d'Oriente

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Francesca Pacini a RAI1

Il blog

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Purtroppo la letteratura è piena di storie tormentate, drammatiche, che finiscono per convincere che l'amore sentimentale, passionale, pieno di montagne russe, drammi, tradimenti e riconciliazioni sia l'amore "vero". Nulla di più falso, invece.
E' l'amore avvelenato, quello che nasce dall'immaturità, da traumi affettivi non risolti, da insicurezze scambiate per gelosia legittima, quello che vede nell'altro un possesso, un oggetto, e non un soggetto, d'amore.
Non tutti hanno la "fortuna" di Frida Khalo, che grazie alla sua arte è riuscita in qualche modo a non farsi annientare da Diego Rivera, con il quale ha avuto una relazione fatta di tormeni, tradimenti, inseguimenti. Frida aveva un dolore più grande, legatpo al copro, all'anima, che sublimava - come molti artisti - attraveros il gesto pittorico.
Quel corpo reso invalido non poteva arginare la bellezza straripante dell'anima. E tuttavia l'amore tossico con Diego Rivera fu storpio, dolente.
E non è questo, l'amore.
L'amore è altro.
 
Smettiamo di essere principesse, smettiamo di cercare il principe azzurro. Saliamo a cavallo noi, invece, e portiamoci ovunque ci sia amore e rispetto. Quell'amore e quel rispetto che troppo poco riserviamo a noi stessi, implorandolo invece dagli altri.
Ricordatelo sempre: l'empatia può diventare "patologica" quando nasconde la disistima e le carenze affettive che DEVONO essere risolte.
Essere empatici non ci scagiona dalla necessità di trovare e risolvere le nostre ferite, e non ci esime dalla responsabilità del non cercare di curare fuori ciò che non sappiamo curare dentro di noi. Anzi, l'empatico dovrebbe essere ancora più responsabili.
 
Troppe volte, invece, diventa una scusa, un'etichetta di comodo per non guardare - con forza e volontà, sì - le debolezze e i mostri interiori.
E, soprattutto, non basta il dono dell'arte, non è sufficiente la trasmutazione del dolore, il suo esorcismo. Bisogna imparare a essere creativi anche senza dolore, almeno senza il dolore di un amore disfunzionale. Troppe donne ribelli, piene di talento, sono e sono state bisognose di uomini incapaci dar loro quell'amore cercato. Non è sufficiente essere "forti" nella nostra vita sociale e professionale. Dobbiamo essere "forti" nell'approccio con il nostro mondo interiore, là dove vive l'essere più importante del nostro destino: noi stessi.
 
 
Francesca Pacini