default_mobilelogo

Sulla scrittura

newsletter

Per ricevere le ultime notizie su lavoro, editoria e formazione Iscrizione newsletter

Editoria e Scrittura su Facebook

Il giorno in cui sono diventata Virginia Woolf

virginia

Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

Leggi tutto...

Road book - letture di strada

road book

Leggere insieme: la comunità delle parole condivise scende in piazza e fa il giro di Roma.

 

Leggi tutto

 

 

I quaderni del MDS

La mia Istanbul

la-mia-istanbul

Viaggio di una donna occidentale attraverso la Porta d'Oriente

> Leggi il primo capitolo

> Vai a lamiaistanbul.it

Francesca Pacini a RAI1

Il blog

il blog

sulla scritturaLo scrittore – e questa è la sua diversità e il suo continuo rischio – è tremendamente esposto alla vita. Altri artisti, almeno in parte, se ne ritraggono: per settimane intere si chiudono in una stanza con un piatto di mele e una scatola di colori, con un rotolo di carta da musica e un pianoforte. E quando ne riemergono è per dimenticarsene e distrarsi. Ma il romanziere non se ne dimentica e raramente si distrae. Si versa da bere e si accende una sigaretta, gode presumibilmente di tutti i piaceri della tavola e della conversazione, ma sempre con la sensazione di essere continuamente sollecitato e dominato dall’oggetto della sua arte. Il gusto, il movimento, il suono di qualcosa, una parola udita qui, un gesto colto lì, un uomo che entra, una donna che esce, perfino l’automobile che attraversa la strada e il barbone che si trascina sui marciapiedi, e i rossi, i blu, le luci e le ombre della scena che lo circonda richiedono la sua attenzione e suscitano la sua curiosità. Non smette mai d ricevere impressioni più di quanto un pesce in mezzo all’oceano possa evitare che l’acqua gli entri nelle branchie.

Ma se questa sensibilità è una delle condizioni della vita del romanziere, è ovvio che tutti gli scrittori i cui libri sopravvivono al tempo abbiano imparato a padroneggiarla e a renderla funzionale ai loro propositi. Hanno finito di bere il vino, hanno pagato il conto e se ne sono andati, da soli, in qualche stanza solitaria dove, con fatica e indugio, talvolta in agonia (Flaubert), tra ansie e conflitti, o in modo tumultuoso (come Dostoevskij) hanno saputo padroneggiare le loro percezioni, le hanno condensate e trasformate nel tessuto della loro arte.

(parte I, segue)