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Editoria e Scrittura su Facebook

Il giorno in cui sono diventata Virginia Woolf

virginia

Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

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Road book - letture di strada

road book

Leggere insieme: la comunità delle parole condivise scende in piazza e fa il giro di Roma.

 

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I quaderni del MDS

La mia Istanbul

la-mia-istanbul

Viaggio di una donna occidentale attraverso la Porta d'Oriente

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Francesca Pacini a RAI1

Il blog

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Editoriali

Riflessioni sugli universi letterari e sociali.

 

allievi

Che deve fare, oggi, un ragazzo che vuole lavorare in editoria?

Intanto, rimboccarsi le maniche perché, onestamente, stiamo vivendo un momento di grande crisi.

L’editoria annaspa da molto tempo, la crisi, poi, ha travolto i già esigui  lettori.

Già. L’Italia è un paese che non legge. Si vede, no? Un paese che non legge è un paese che non educa, e che non ha educazione.

Nella (mal)educata Italia, il mondo editoriale affoga sempre di più.

Rinunciare, dunque?

No. Ma sapere alcune cose.

Sapere che esiste un mercato spietato, che fa fuori i più deboli, i più sensibili, i più attenti agli altri.

Una specie di selezione darwiniana, diciamo. Vanno avanti i bravi, bravissimi, che insieme alla preparazione hanno anche un certo “pelo sullo stomaco” se si tratta di fare le scarpe a un amico collega, vendersi per il prezzo più basso, accettare orari disumani e weekend domestici, bozze alla mano e portafoglio vuoto.

Questa è la verità. Ma si può.

Sapere che il redattore deve immolarsi per il lavoro che fa, vivere perennemente da precario,  sottopagato, è lo scotto che si paga per fare uno dei mestieri più belli del mondo.

Qualche fortunato riesce ad avere una vita più dignitosa, ma sono pochi.

Eppure, eserciti di ragazzi ogni anno si rivolgono alla formazione sperando di trovare il posto per un stage, almeno uno stage.

Ora, io insegno questo mestiere dal 2000. Prima era diverso, c’erano più spazi, più opportunità.

Ma ci credo, ci credo ancora. E credo soprattutto nella formazione del “nuovo redattore”, quella che porto avanti in aula e nei corsi online.

Altrimenti è inutile fare un corso di editoria, così come è inutile sperare nel posto (fisso o…mobile che sia).

Ma bisogna ancora sperare, e lottare. Quelli forti, e bravi, possono afrcela.

E, perché no?, reinventarsi in service o un progetto editoriale innovativo in un paese che di idee non ne ha più.

Io continuo a dirigere corsi di formazione, ma con un occhio attento e allargato e nuove proposte per il redattore nel terzo millennio. Penso anche, con tristezza, allo scempio che stiamo facendo della cultura.

Povera Italia, che ancora scrive (male) e non legge (bene). Ma noi, ci crediamo ancora.

 

Genesi semiseria di un (serio) furto d'identità

virginia

Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

Quel giorno, la frase, la fatidica frase che mi ha trasformato in Virginia,  è stata postata senza immaginare le sue  conseguenze nel mare magnum della  Rete.

La frase era la seguente:

"Quando siamo troppo allegri, in realtà siamo infelici. Quando parliamo troppo, in realtà siamo a disagio. Quando urliamo, in realtà abbiamo paura. In realtà, la realtà non e' quasi mai come appare. Nei silenzi, negli equilibri, nelle "continenze" si trovano la vera realtà e la vera forza"

 

Era un periodo in cui, proprio scrollando le pagine dei social, riflettevo sulle maschere e sulla loro esibizione, moltiplicata, oggi, a dismisura grazie alle nuove tecnologie.

Poco tempo fa, casualmente, mi imbatto in una pagina facebook dove trovo la mia frase attribuita, erroneamente, a Virginia Woolf.

Eccola:

 https://www.facebook.com/notes/eresia/quando-siamo-troppo-allegri-in-realt%C3%A0-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/312555908829106

1091 condivisioni. 905 mi piace. data: 11 giugno 2012.

Dopo un primo momento di stupore, sospesa tra la risata e l’incazzatura per la bufala, decido di digitare su google la frase intera, e scopro pagine su pagine che riportano la frase. Lei ormai, non più mia, appartiene al mio alterego Virginia.

Beh, insomma, essere scambiata per Virginia Woolf è un onore, dato che è sempre stata una delle mie scrittrici preferite. Anzi, forse “la” scrittrice preferita.  Però diffondere come sua una frase che non lo è sposta la bilancia dalla lusinga alla preoccupazione.Specialmente quando mi imbatto in una nuova pagina facebook:

https://www.facebook.com/notes/verdazzurro/quando-siamo-troppo-allegri-in-realtà-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/388698061179960

 

 25 giugno 2012. 1193 mi piace. 1.415 condivisioni.

E allora capisco. Quelle 1.495 condivisioni hanno generato nuove condivisioni, che ne hanno generate di nuove….Insomma, una matrioska pericolosa dal cui ventre non smettono di uscire fuori  le sue – illegittime – figlie.

All’inizio provo a replicare all’interno dei commenti, ma non vengo presa molto sul serio.

Io sono Nessuno Triste. Ma fottutamente vero...

27 giugno 2012 alle ore 21.49 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xpf1/t1.0-1/c0.5.32.32/p32x32/10494816_10203439525045518_7698562341672492105_n.jpg

Francy Lizzio da quale suo libro è tratta questa frase?

29 giugno 2012 alle ore 12.15 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/p32x32/10547661_10204194959455878_7741540090330346707_n.jpg

Francesca Pacini è mia non è di viriginia woolf....non scherzo...

4 luglio 2012 alle ore 14.32 · Mi piace · 3

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/c16.0.32.32/p32x32/10505603_497268213739358_3603951726299498602_n.jpg

Martina Bani la teoria degli opposti

 

Impossibile bloccare la bufala che galleggia in rete, spinta dalle onde dell’ignoranza. Una navigazione in mare aperto, senza bussola e ormeggi, ormai.

E mi arrendo.

Oggi, digitando la frase in rete, si approda nei siti più disparati.

Io e Virginia, in segreto, ce la ridiamo. Ma a volte ci arrabbiamo pure, perché siamo finite in luoghi davvero…surreali.

Come qui, in un sito dedicato agli anziani:

http://www.anziani.it/index.php?name=PNphpBB2&file=viewtopic&p=66168

Sagesse oblige.

Poi ci impolveriamo un po’ in un baule di inchiostro e polvere:

http://bauledinchiostro.blogspot.it/2013/04/bisbigli-dal-baule-3.htmll

Finiamo anche, ovviamente, a spasso fra i libri:

http://lultimathule.forumfree.it/?t=65788684&st=30

(fra le “gemme” della letteratura, che onore).

A volte la pubblicazione della citazione genera una involontaria ironia, come nel caso  di Femminile irregolare, la cui presentazione recita: “Sto in bilico tra una serena follia e un agitato equilibrio”. Opterei per una terza via, quella della… beata superficialità.

http://femminileirregolare.blogspot.it/2012_11_01_archive.html

Insomma, la faccenda ha pure dei risvolti comici.

Prosegue la lettura di pagine e pagine di siti di aforismi, blog personali,ecc.

Ma la cosa diventa allarmante quando mi scopro nel sito dell’IstitutoVittorini, in provincia di Catania. Istituto per l’istruzione primaria e secondaria!

http://istitutovittorini.wordpress.com/category/aforismi-e-pensieri/

E riecco la frase nel loro sito ufficiale. Qui addirittura diventoVirginia Wolf!

http://www.icsvittorini.gov.it/wordpress/page/9?action=visatto&id=10

Ma non si chiamava Christa, laWolf? Povera Christa, la mia Virginia, trattata così....

Non dovrebbe sorprendere, il livello di d-istruzione primaria e secondaria che affligge già chi dovrebbe educare giovani menti in erba…

Ecco, che cosa succede nell’era della condivisione globale. Succede che si arriva facilmente, molto facilmente, alla superficialità globale.

Per non farsi mancare nulla, aggiungono, nella pagina:

“Controllate il menù nella barra di destra alla categoria AFORISMI per restare costantemente aggiornati. Le citazioni sono prese da testi, ricordi personali e un po’ in giro per il web.
Non ne abbiamo la proprietà letteraria, ma ci piace pensare che piano piano riusciremo a diventare padroni del significato profondo che le parole vogliono comunicare”.

Sì, piano piano. Molto piano.

 

Non manca, riguardo alla frase,  il flagello  del famoso “lei che ne pensa?” che affligge i canali della televisione approdando anche nei social, ovviamente, approdo ideale perché ognuno, finalmente libero, dica la sua, da “espertone”  in materia, qualunque materia.

Ecco il sito http://leopinioni.com/quando-siamo-troppo-allegri

Commentate, signori, commentate…

 

Poi eccoci pubblicate, io e Virginia, anche sul periodico della Federazione Italiana Teatro Amatori di Pordenone. Perbacco.

http://www.fitapordenone.it/inscena/2013_03.pdf

Bellissima, e involontariamente comica, la comparsa nella pagina personale di “Scricciolodipanda”

http://scricciolodipanda.tumblr.com/post/35061388697/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamomo-troppo-allegri-in-realta-siamo

Che schiaffa la frase in alto, con tanto di elegante, inappuntabile font calligrafico, nella sezione: L’angolo delle parole mai dette.

Beh, un’intuizione davvero profetica. Se la dovesse notare, Roberto Giacobbo la chiamerebbe sicuramente domandandole come ha fatto a “sapere”, a quali fonti magiche, tra passato e futuro, ha attinto questo informatissimo panda in miniatura.

In rete, poi, molti scippano le frasi di altri senza neanche citare la fonte, per quanto sbagliata.

Un caso fra i tanti trovati: http://eilnaufragardolceinquestomare.blogspot.it/2012_09_01_archive.html

Qui invece diventa addirittura la citazione di apertura di un sito:

http://biancaneveccp.tumblr.com/post/26688482286/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamo

La parola agli scrittori, con tanto di foto e titoletto qui:

http://rossellamartielli.blogspot.it/2012/07/la-parola-agli-scrittori-virginia-wolf.html

Ardaje, con la Wolf. Woolf, Woolf. Decidete. Virginia Woolf o Christa Wolf.  Fate voi, ma fate bene.

Ed ecco che, dopo pagine seriose di citazioni, compare un nuovo momento umoristico: la frase finisce in un sito dal titolo Inquietanti sinergie (appunto!). Sottotitolo: Un blog che parla di fenomeni paranormali. Esatto. Sono d’accordo. Completamente d’accordo.

A nessuno è venuto in mente di domandarsi in che libro si trovava la frase.

Neppure a chi ha dedicato un intero spazio su facebook alle citazioni di Virginia Woolf

https://mbasic.facebook.com/lemigliorifrasidivirginiawoolf?v=timeline&timecutoff=1392952559&page=12&sectionLoadingID=m_timeline_loading_div_1420099199_1388563200_8_12&timeend=1420099199&timestart=1388563200&tm=AQAbGcuqTEq5yAFy&_rdr

Toh, guarda un po’, accanto ad ognuna, il titolo del libro da cui proviene. Tranne la mia, ovviamente. Alla faccia del vecchio, sano, utilissimo controllo delle fonti.

Insomma, la mia ricerca in Rete ha avuto momenti esilaranti e altri drammatici. Drammatici perché ancora una volta ho avuto conferma di quanta poca attenzione si faccia. E di come un errore diventi “virale” in poco tempo, senza che nessuno, per un attimo, si  domandi se la citazione è corretta.

D’accordo, la prossima volta proverò con un altro dei miei beniamini. Magari Borges. O Pasolini. Tanto, se la frase  piace, chi se ne accorge?

 

Francesca Pacini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esegesi semiseria di un (serio) furto d'identità

virginia woolf

 

Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

Quel giorno, la frase, la fatidica frase che mi ha trasformato in Virginia,  è stata postata senza immaginare le sue  conseguenze nel mare magnum della  Rete.

Potete trovarla qui: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=195096843924020&id=14685198541517372 

72 commenti, 28 condivisioni. Succede, in questa pagina.

La frase era la seguente:

"Quando siamo troppo allegri, in realtà siamo infelici. Quando parliamo troppo, in realtà siamo a disagio. Quando urliamo, in realtà abbiamo paura. In realtà, la realtà non e' quasi mai come appare. Nei silenzi, negli equilibri, nelle "continenze" si trovano la vera realtà e la vera forza"

 

Era un periodo in cui, proprio scrollando le pagine dei social, riflettevo sulle maschere e sulla loro esibizione, moltiplicata, oggi, a dismisura grazie alle nuove tecnologie.

Poco tempo fa, casualmente, mi imbatto in una pagina facebook dove trovo la mia frase attribuita, erroneamente, a Virginia Woolf.

Eccola:

 https://www.facebook.com/notes/eresia/quando-siamo-troppo-allegri-in-realt%C3%A0-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/312555908829106

1091 condivisioni. 905 mi piace. data: 11 giugno 2012.

Dopo un primo momento di stupore, sospesa tra la risata e l’incazzatura per la bufala, decido di digitare su google la frase intera, e scopro pagine su pagine che riportano la frase. Lei ormai, non più mia, appartiene al mio alterego Virginia.

Beh, insomma, essere scambiata per Virginia Woolf è un onore, dato che è sempre stata una delle mie scrittrici preferite. Anzi, forse “la” scrittrice preferita.  Però diffondere come sua una frase che non lo è sposta la bilancia dalla lusinga alla preoccupazione.Specialmente quando mi imbatto in una nuova pagina facebook:

https://o-siamo-troppo-allegri-in-realt%C3%A0-siamo-infelici-quando-parliamo-troppo-in-r/388698061179960

 25 giugno 2012. 1193 mi piace. 1.415 condivisioni.

E allora capisco. Quelle 1.495 condivisioni hanno generato nuove condivisioni, che ne hanno generate di nuove….Insomma, una matrioska pericolosa dal cui ventre non smettono di uscire fuori  le sue – illegittime – figlie.

All’inizio provo a replicare all’interno dei commenti, ma non vengo presa molto sul serio.

Io sono Nessuno Triste. Ma fottutamente vero...

27 giugno 2012 alle ore 21.49 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xpf1/t1.0-1/c0.5.32.32/p32x32/10494816_10203439525045518_7698562341672492105_n.jpg

Francy Lizzio da quale suo libro è tratta questa frase?

29 giugno 2012 alle ore 12.15 · Mi piace

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/p32x32/10547661_10204194959455878_7741540090330346707_n.jpg

4 luglio 2012 alle ore 14.32 · Mi piace · 3

·  https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/t1.0-1/c16.0.32.32/p32x32/10505603_497268213739358_3603951726299498602_n.jpg

Martina Bani la teoria degli opposti

 

Impossibile bloccare la bufala che galleggia in rete, spinta dalle onde dell’ignoranza. Una navigazione in mare aperto, senza bussola e ormeggi, ormai.

E mi arrendo.

Oggi, digitando la frase in rete, si approda nei siti più disparati.

Io e Virginia, in segreto, ce la ridiamo. Ma a volte ci arrabbiamo pure, perché siamo finite in luoghi davvero…surreali.

Come qui, in un sito dedicato agli anziani:

http://www.anziani.it/index.php?name=PNphpBB2&file=viewtopic&p=66168

Sagesse oblige.

Poi ci impolveriamo un po’ in un baule di inchiostro e polvere:

http://bauledinchiostro.blogspot.it/2013/04/bisbigli-dal-baule-3.htmll

Finiamo anche, ovviamente, a spasso fra i libri:

http://lultimathule.forumfree.it/?t=65788684&st=30

(fra le “gemme” della letteratura, che onore).

A volte la pubblicazione della citazione genera una involontaria ironia, come nel caso  di Femminile irregolare, la cui presentazione recita: “Sto in bilico tra una serena follia e un agitato equilibrio”. Opterei per una terza via, quella della… beata superficialità.

http://femminileirregolare.blogspot.it/2012_11_01_archive.html

Insomma, la faccenda ha pure dei risvolti comici.

Prosegue la lettura di pagine e pagine di siti di aforismi, blog personali,ecc.

Ma la cosa diventa allarmante quando mi scopro nel sito dell’IstitutoVittorini, in provincia di Catania. Istituto per l’istruzione primaria e secondaria!

http://istitutovittorini.wordpress.com/category/aforismi-e-pensieri/

E riecco la frase nel loro sito ufficiale. Qui addirittura diventoVirginia Wolf!

http://www.icsvittorini.gov.it/wordpress/page/9?action=visatto&id=10

Ma non si chiamava Christa, laWolf? Povera Christa, la mia Virginia, trattata così....

Non dovrebbe sorprendere, il livello di d-istruzione primaria e secondaria che affligge già chi dovrebbe educare giovani menti in erba…

Ecco, che cosa succede nell’era della condivisione globale. Succede che si arriva facilmente, molto facilmente, alla superficialità globale.

Per non farsi mancare nulla, aggiungono, nella pagina:

“Controllate il menù nella barra di destra alla categoria AFORISMI per restare costantemente aggiornati. Le citazioni sono prese da testi, ricordi personali e un po’ in giro per il web.
Non ne abbiamo la proprietà letteraria, ma ci piace pensare che piano piano riusciremo a diventare padroni del significato profondo che le parole vogliono comunicare”.

Sì, piano piano. Molto piano.

 

Non manca, riguardo alla frase,  il flagello  del famoso “lei che ne pensa?” che affligge i canali della televisione approdando anche nei social, ovviamente, approdo ideale perché ognuno, finalmente libero, dica la sua, da “espertone”  in materia, qualunque materia.

Ecco il sito http://leopinioni.com/quando-siamo-troppo-allegri

Commentate, signori, commentate…

 

Poi eccoci pubblicate, io e Virginia, anche sul periodico della Federazione Italiana Teatro Amatori di Pordenone. Perbacco.

http://www.fitapordenone.it/inscena/2013_03.pdf

Bellissima, e involontariamente comica, la comparsa nella pagina personale di “Scricciolodipanda”

http://scricciolodipanda.tumblr.com/post/35061388697/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamomo-troppo-allegri-in-realta-siamo

Che schiaffa la frase in alto, con tanto di elegante, inappuntabile font calligrafico, nella sezione: L’angolo delle parole mai dette.

Beh, un’intuizione davvero profetica. Se la dovesse notare, Roberto Giacobbo la chiamerebbe sicuramente domandandole come ha fatto a “sapere”, a quali fonti magiche, tra passato e futuro, ha attinto questo informatissimo panda in miniatura.

In rete, poi, molti scippano le frasi di altri senza neanche citare la fonte, per quanto sbagliata.

Un caso fra i tanti trovati: http://eilnaufragardolceinquestomare.blogspot.it/2012_09_01_archive.html

Qui invece diventa addirittura la citazione di apertura di un sito:

http://biancaneveccp.tumblr.com/post/26688482286/quando-siamo-troppo-allegri-in-realta-siamo

La parola agli scrittori, con tanto di foto e titoletto qui:

http://rossellamartielli.blogspot.it/2012/07/la-parola-agli-scrittori-virginia-wolf.html

Ardaje, con la Wolf. Woolf, Woolf. Decidete. Virginia Woolf o Christa Wolf.  Fate voi, ma fate bene.

Ed ecco che, dopo pagine seriose di citazioni, compare un nuovo momento umoristico: la frase finisce in un sito dal titolo Inquietanti sinergie (appunto!). Sottotitolo: Un blog che parla di fenomeni paranormali. Esatto. Sono d’accordo. Completamente d’accordo.

A nessuno è venuto in mente di domandarsi in che libro si trovava la frase.

Neppure a chi ha dedicato un intero spazio su facebook alle citazioni di Virginia Woolf

https://mbasic.facebook.com/lemigliorifrasidivirginiawoolf?v=timeline&timecutoff=1392952559&page=12&sectionLoadingID=m_timeline_loading_div_1420099199_1388563200_8_12&timeend=1420099199&timestart=1388563200&tm=AQAbGcuqTEq5yAFy&_rdr

Toh, guarda un po', accanto ad ognuna, il titolo del libro da cui proviene. Tranne la mia, ovviamente. Alla faccia del vecchio, sano, utilissimo controllo delle fonti.

Insomma, la mia ricerca in Rete ha avuto momenti esilaranti e altri drammatici. Drammatici perché ancora una volta ho avuto conferma di quanta poca attenzione si faccia. E di come un errore diventi “virale” in poco tempo, senza che nessuno, per un attimo, si  domandi se la citazione è corretta.

D’accordo, la prossima volta proverò con un altro dei miei beniamini. Magari Borges. O Pasolini. Tanto, se la frase  piace, chi se ne accorge?

corsi redattori

L’Italia sta vivendo un momento di crisi enorme. Crisi politica, sociale, economica. Come in tutti i momenti di crisi, aumentano le difficoltà e occorre reinventarsi, trovare soluzioni, modellare strade nuove.

Anche la formazione dovrebbe cambiare. Spesso, purtroppo, rimane però ancorata a vecchi schemi e modelli, ormai superati, che riguardano una visione rigida e “tradizionalista” di un mestiere che in realtà cambia con il cambiare di una realtà certamente più fragile ma anche soggetta a mutamenti che diventano sfide, opportunità.

Il redattore cambia, insomma.

Così come cambiano i mestieri collegati a questa figura. La carta, e la casa editrice, non sono più le uniche risorse, le destinazioni alle quali deve rivolgersi chi vuole fare di una passione un mestiere.

Internet e le nuove tecnologie offrono spazi differenti, con i quali la carta deve misurarsi.

E poi ci sono le aziende, le associazioni, le istituzioni che hanno bisogno di figure competenti che lavorano con la parola, intorno alla parola e dentro la parola.

Il redattore che sa scrivere, che sa costruire contenuti oltre che “sistemarli”, correggerli, editarli,  prepararli per la pubblicazione, diventa una vera risorsa, specialmente al tempo dei social, in cui si scrive tantissimo e si comunica al resto del mondo attraverso Facebook o i cinguettii di Twitter elogio, questi ultimi, di una sintesi a volte necessaria.

Scrivere bene, e scrivere cose non banali, è un vero e proprio impegno professionale  che va a integrare le competenze “classiche” dandoci l’opportunità di lavorare di più, e meglio.

Non tutti sono disposti a tentare la via della scrittura come integrazione.

E invece è una via che offre una moltitudine di possibilità.

Alcuni allievi hanno imparato a lavorare come copy per aziende e altre realtà professionali.

Io stessa lo faccio. Perché mi piace, perché mi diverto. Perché se passassi il tempo solo a editare e correggere bozze ne soffrirei.

Certo, sono giornalista, e dunque ho dimestichezza con la scrittura. Ma da subito la vita di redazione  di una casa editrice, poi di un’agenzia letteraria, ha affiancato e integrato il mestiere del giornalismo, il mio modo di viverlo.

Sono proprio le tecniche del giornalismo a venirci incontro, insieme, ovviamente, a un’assidua, appassionata frequentazione con la lettura.

Per questo, quando insegno, trasferisco agli allievi anche gli strumenti che riguardano il giornalismo. Velocità, agilità, ritmo, capacità di sintesi e di approfondimento.

Sono elementi importantissimi che il redattore deve acquisire, e trasferire, se riesce, anche nella scrittura.

Perché più cose sappiamo fare, più diventeremo preziosi in contesti che spesso non possono permettersi più figure professionali.

La nostra “copertura” (che, intendiamoci, non deve diventare una “manovalanza” che non ci spetta, come accade purtroppo nel mondo degli stage, diventati un vero e proprio business… per chi li offre) ci permette di fare la differenza.

Il consiglio quindi è quello di imparare, sperimentare, cercando di acquisire gli strumenti necessari anche per la scrittura. La nostra, non quella degli altri sui cui comunque lavoreremo, intervenendo.

Giorni fa una ex allieva mi ha scritto entusiasta, raccontandomi di aver potuto mettere in atto questi consigli nell’azienda in cui lavora attraverso un resoconto scritto (e scritto molto bene) che riguardava i punti di forza e di debolezza del posto in cui lavora. Ci ha messo competenza e creatività. E ha mostrato di saper pensare e scrivere.

Il suo “reportage” è così finito ai “piani alti”, segnalato dal manager che aveva chiesto ai dipendenti queste osservazioni.

A breve, mi farà sapere se la cosa ha generato altri frutti.

Ma rimane il fatto che questa esperienza ha rinforzato la sua convinzione sulle opportunità che nascono dal saper usare le parole in un certo modo, titoli compresi.

Ecco, è quello che intendo io. Gli anglosassoni dicono “think out the box”.

Mi piace immaginare questa scatola chiusa che si apre per far fuggire un immaginario cervello pensante che se ne va altrove, in spazi inediti, aperti, senza confini, e lì trova piccolo tesori che non aveva neanche potuto immaginare.

Think out the box. Questo deve fare chi vuole fare il redattore oggi.

Il box, la scatola, è il mondo tradizionale, imprevedibile, affollato e inflazionato.

Dobbiamo uscire fuori e avventurarci in nuovi confini. Andare a cercare i contesti in cui sarà necessaria la nostra competenza.

E questa competenza passa anche attraverso la nostra scrittura.

Torneremo presto su questo argomento.