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Editoria e Scrittura su Facebook

Il giorno in cui sono diventata Virginia Woolf

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Sì, sono diventata Virginia Woolf. Almeno sul web. Quando? Il 21 febbraio 2012. Dove? Nella pagina Facebook La Stanza di Virginia, collegata anche alla rivista web  che dirigo. In questa  pagina scrivo liberamente, citando anche autori, a volte.

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Road book - letture di strada

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Leggere insieme: la comunità delle parole condivise scende in piazza e fa il giro di Roma.

 

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I quaderni del MDS

La mia Istanbul

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Viaggio di una donna occidentale attraverso la Porta d'Oriente

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Francesca Pacini a RAI1

Il blog

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Editoriali

Riflessioni sugli universi letterari e sociali.

 

Passerò come una nuvola sulle onde, scriveva Virginia Woolf.

Ed è così che dovremmo passare. Con la stessa leggerezza, lo stesso soffio di vento, e di vita.

Purtrppo l'esistenza  di Virginia Woolf è finita in fondo a un fiume, insieme alla pietra che ha scelto per affogare. Ma la sua vita, la sua opera immensa, rimangono a futura memoria, per sempre.

L'arte può essere molto dolorosa per le anime sensibili, per quelli  che vivono tutto sulla pelle, come lei.

In questi casi, la scrittura diventa anche esorcismo contro i mali del mondo. E contro il male dell'essere, quell'ombra che ci vive dentro e ci soffoca, ci stringe.

La nube e le onde sono il desiderio di libertà, di quel soffio di infinito che, segretamente, ogni giorno ci ispira.

 

 

 

Scrivere

Bruce Chatwin era un gran camminatore. E uno scrittore capace di affabulare, incantare con le sue storie di viaggi e paesi. Senza lasciarsi mai sfuggire l’estetica degli oggetti d’arte, a cui era morbosamente legato. Nomade inquieto (non a caso scrisse un libro intitolato “Anatomia dell’irrequietezza”), viaggiatore instancabile, considerava la casa “un luogo dove appendere il cappello”. Ancora oggi, anni dopo la sua morte (morì di Aids nel 1989), di lui resta una testimonianza preziosa, d’arte, vita, di nomadismo geografico e interiore. Gli amanti del viaggio e della letteratura amano i libri di questo “pazzo esploratore”, come lui stesso si definiva, che viaggiò dall’Australia alla Patagonia raccontando storie di ogni tipo. Sì, Chatwin viaggiava, narrava, e fra le cose che più adorava c’era il camminare.

Sibilla Aleramo

Esiste come uno scarto, nella vita di Sibilla Aleramo, tra un’infanzia  serena, segnata dall’adorazione per il padre, e un’adolescenza inquieta, livida, in cui si  disegnano quelle ombre che minacceranno, perseguitandola, tutta la sua  vita da adulta. Fino alla scelta di porre fine a un matrimonio infelice cedendo, in cambio della libertà, il bene più prezioso, irripetibile: suo figlio.


La scrittura della Aleramo è folgorante. Davvero. Penetra, si insinua come una goccia d’acqua nell’anima del lettore fino a corroderla, a corromperla, trascinandola  nelle oscure grotte interiori  in cui la donna combatte i sui demoni personali. Alla fine sarà la luminosa consapevolezza di una missione a salvarla, sollevandola dall’ombra con il battito d’ala di un’intuizione feroce nella sua lucidità: non si può rinunciare a sé stessi. Non si può barattare l’anima, neppure in cambio del tepore – che nulla in cambio chiede - di un figlio.

sahara

Io ti saluto così. A modo mio. Tornero' a cercarti fra le dune del Sahara. E lì, lì io ti troverò. Sarai in quel "battesimo della solitudine" che mi insegnasti a cercare, senza guida e cammellieri. "Vai via, resta sola, non dare retta a nessuno. Cerca il battesimo del silenzio". L'ho fatto. Ed è stato stupore, beata sospensione di ogni mutamento, ogni assillo, ogni divenire in cui si frammenta questa esistenza così misteriosa. In quello spazio di sabbia rossa l'origine e la fine si incontrano e lasciano spazio a un abbagliante stupore in cui si affaccia la vastità di ciò che ci presiede, e ci avvolge, da sempre. E il respiro si ferma, gli occhi si sgranano, il tempo si distende lungo la linea dell'orizzonte curvata nella poesia che solo le braccia generose del deserto sanno offrire. Ti cercherò lì. Ti troverò. Io so che sei lì. Sei in ogni passo sulla sabbia e in ogni orma che scompare via. Sei in ogni stella stampata nel cielo sopra la tenda, e in ogni flauto soffiato dal vento. Tu sei nel Sahara, il Sahara è in te. Non sono per tutti, i deserti. Sono fatti per i poeti, per i camminatori. E tu eri un poeta e un camminatore. Di quelli veri, antichi, preziosi in questo mondo vano e superficiale. Tu sei stato il mio poeta del deserto, il mio ispiratore. Non è facile capire la festa interiore accesa da quello spazio irreale che ti avvicina a quello che ognuno chiama come vuole, ma che esiste, e lì si disvela. Quel bagliore di infinito ti resta addosso per sempre. Ti immagino ora nel più importante dei tuoi viaggi, il più ardito e impegnativo. Il vero viaggio dell'ignoto, dei silenzi, della contemplazione. Sei partito con uno zaino imbottito di persone con cui hai fatto strada e scambiato cuore. Non è poco, sai? E' il tuo Sahara, adesso. Soltanto tuo.
"Ho spostato un granello di sabbia e ho modificato il Sahara", scriveva Borges. Sposterò un granello di sabbia e modificherò il Sahara per te.
Ciao, zio. Buon viaggio.